Millennium Trilogy

Quando Stieg Larsson conegnò questo manoscritto, certo non sapeva che da lì a poco sarebbe morto d’infarto in redazione. Esattamente come il suo personaggio, Hakan Morander della Trilogia:«Videro Hakan alzarsi dalla scrivania e avvicinarsi alla porta — scrive Larsson a pagina 255 —. Aveva un’espressione stupita. Poi si piegò bruscamente in avanti afferrando lo schienale di una sedia per qualche secondo prima di cadere sul pavimento. Era morto prima ancora che l’ambulanza avesse fatto in tempo ad arrivare. (…) Che la gente muoia sul posto di lavoro è insolito, anzi raro. Si dovrebbe avere la cortesia di mettersi in disparte, per morire. Di andare in pensione o in malattia e un bel giorno diventare oggetto di conversazione in mensa. A proposito, hai sentito che il buon vecchio Karlsson è morto venerdì scorso? Sì, il cuore. Il sindacato manderà dei fiori per i funerali».

Infarto, nel centro del locale, sotto gli occhi dei suoi giornalisti. Anche lì l’ambulanza non ha fatto neppure in tempo ad arrivare, e tanto meno Larsson è riuscito a dare un ultimo abbraccio a Eva Gabrielsson, la sua compagna di oltre trent’anni, la donna alla quale era solito rivolgere un «Non indovinerai mai che cosa ha appena fatto Lisbeth Salander», seduto accanto a lei sul divano bianco dell’appartamento di Stoccolma, mentre Stieg scriveva la serie. Non solo Larsson è morto in redazione, ma la sua fine continua a essere avvolta dal clamore, perché fa da sfondo a uno dei casi editoriali più straordinari degli ultimi anni. Finora i libri di «Millennium» hanno venduto oltre otto milioni di copie nel mondo, soprattutto in Svezia, Francia (il primo Paese straniero a cadere in preda alla Millennium-mania), Germania, Italia (il primo volume Uomini che odiano le donne da noi ha superato le 500 mila copie).

Millennium Trilogy non è una novità, ma la consiglio vivamente, soprattutto a chi vuole coniugare suspence con un’ottima scrittura.

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